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Piccola storia del capitalismo italiano: la “faccenda” di Aversa attraverso le e-mail di Ludovico N.

21 novembre 2005 alle 00:48
swampthing

Ricevo e pubblico. Con beneficio di inventario, come si suol dire. Se qualcuno ha versioni diverse da questa, è garantito il diritto a postare la propria su questo blog.

PRIMA PUNTATA
Texas Instruments, gli americani decidono di andarsene da Aversa, non gli basta più il 30% di ricavi, dopo le tasse, che fanno con i prodotti per l’elettrodomestica progettati e industrializzati ad Aversa e da Dallas parte la decisione di delocalizzare in Ungheria, Messico e Corea. Anno 1998. Anche se nella Gazzetta Ufficiale dello Stato italiano n.58 del 11-marzo-1999, sanciva l’assetto finale del contratto di programma di 1.514,779 miliardi di lire, si, hai capito bene, mille e cinquecentoquattordici miliardi e 779 milioni di lire, una finanziaria per garantire, tra l’altro, anche l’occupazione di Aversa. Ma il 16 ottobre 1998, Basilio Foglia, segretario della FIOM di Caserta, in assemblea, ai lavoratori di Aversa della Texas Instruments, dice che o viene la Telital di Massimo Zanzi o a gennaio la Texas ci lascia senza stipendio. Dice quello che nemmeno l’azienda Texas Instruments avrebbe mai potuto dire a noi.
Bisogna tenere presente che la fabbrica di Aversa nel 1998 era leader mondiale nel settore dei controlli elettromeccanici per elettrodomestici. Un mercato ultraconsolidato e in continua ascesa.
Si presentano a fine ottobre ad Aversa: Massimo Zanzi (presidente Telital), Renzo Polesel (amm. del.), Giorgio Rosso Cicogna (resp. portavoce Telital), Ferruccio Ilario Floresta (onorevole), dicendo che sono i nuovi proprietari della fabbrica di Aversa. La fabbrica era ancora Texas Instruments, non c’era nessun accordo sindacale, nessun accordo conosciuto con nessuno, ma i giochi erano già fatti. Si tengono assemblee farsa per tutto novembre e dicembre 1998, dove di nuovo, questa volta le RSU di fabbrica, si dice ai lavoratori: “o viene la Telital o a gennaio la Texas vi lascia senza stipendio“. (non dimenticare mai la GU n.58 del 11.03.1999, 1.514,779 a favore Texas) inoltre a quell’epoca eravamo ancora titolari e fornitori di contratti importantissima di fornitura con tutte le maggiori case di elettrodomestici mondiali e avremmo avuto strumenti di lotta potentissimi in caso di agitazione. Ma non fu mai proclamata nemmeno 1/2 ora di sciopero. Ci fu solo detto “state calmi se no rimanete senza stipendio, non c’è niente da fare”.
Il 4 gennaio 1999, tornati a casa dalle ferie di Natale, troviamo tolto il cartello Texas Instruments fuori la fabbrica e viene messo il cartello Telital. La gente cerca spontaneamente di ribellarsi di scioperare ma viene ricacciata in malo modo sul posto di lavoro dalle RSU di fabbrica. Tieni presente che il 100% di manodopera diretta che si voleva ribellare era femminile. E che si era ancora al 100% a lavorare per prodotti Texas da esportare in tutto il mondo.
FINE PRIMA PUNTATA

Pubblicato in Capitalismo all'italiana da swampthing | Nessun Commento »

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