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Pigliate ‘na pastiglia…

14 marzo 2011 alle 23:12
Spartaco

A tutto c’è rimedio.

Anche alle radiazioni nucleari. Il rimedio porta il nome di un grande italiano, per giunta meridionale. Ettore Majorana, direte voi, il fisico misteriosamente scomparso che anticipò di un quarto di secolo le conclusioni della meccanica quantistica?

Nossignori. L’italiano in questione è Renato Carosone, che come Majorana, ha guardato nel futuro, però con le canzoni. L’ha fatto per Marchione, con “Tu vuò fa l’americano” e , per rimanere in tema di tragedie epocali, scopriamo adesso che l’ha fatto anche per il Giappone. “Pigliate ‘na pastiglia…” cantava Carosone.

Dice che là tengono già pronte 230.000 pastiglie di iodio da distribuire, nel dubbio, agli irradiati delle centrali atomiche che si sono polverizzate per forza maggiore.  Che, se la forza non fosse stata maggiore, avrebbero retto benissimo. Ma maggiore di quanto? Non si sa: forse di un ε piccolo a piacere che trasforma l’equazione in identità.

 L’identità della tragedia.

Ora cominciano a dire che gli impianti erano vecchi. Si sa che i vecchi non reggono. L’ha detto pure la Prestigiacomo, che gli arnesi vecchi nu jè la fanno.

  Comunque la Prestigiacomo l’ha detto da Bruxelles: “La linea italiana rispetto al nucleare chiaramente non cambia” (AGI).  Quando ci vuole ci vuole. Oltre che a intostare gli altri, per sano spirito di partito, la Prestigiacomo è capacissima di intostarsi essa stessa. Perciò ha detto  Steffania tra un intostamento e l’altro che nella scelta dei siti dove si faranno le centrali “saranno esclusi i luoghi ad elevato rischio sismico”.

Come a dire tutti.

A proposito di siti, quello della Protezione Civile scrive così:  “In 2500 anni, l’Italia è stata interessata da più di 30.000 terremoti di media e forte intensità superiore al IV-V grado della scala Mercalli e da circa 560 eventi sismici di intensità uguale o superiore all’VIII grado della scala Mercalli (in media uno ogni 4 anni e mezzo)… La sismicità della Penisola italiana è legata alla sua particolare posizione geografica, perché è situata nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica ed è sottoposta a forti spinte compressive, che causano l’accavallamento dei blocchi di roccia.”

 A Steffà…ma va a fatte n’accavallamento…che te viè meglio.

Pubblicato in Vita quotidiana da Spartaco | 5 Commenti »

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5 commenti a “Pigliate ‘na pastiglia…

  1. er mahico ha detto:

    grande articolo e grandi commenti 😀 siamo meglio di metà del palinsesto RAI.

  2. suslov ha detto:

    La Germania e paesi vicini stanno progettando enormi impianti basati sul solare termodinamico da installare in Nordafrica, dove lo spazio c’è, da rendere complementari agli impianti eolici del Nordeuropa.
    Però per gestire questo sistema complementare serve un rete intelligente in cui l’Italia è avanti però nell’ultimo decreto milleproroghe credo siano stati bloccati gli investimenti in questo settore.
    Questo governo è incredibile, tra i tecnici inviati in Giappone ci sono anche quelli dell’ISPRA (agenzia di salvaguardia dell’ambiente) che la Gelmini qualche mese fa voleva chiudere, come il ministero dei Beni Culturali secondo l’accusa del noto archeologo Carandini, in base al principio di un governo guidato da un palazzinaro che non vuole controlli ambientali ed architettonici per i palazzinari ed inquinatori come lui che vogliono fare i cazzi delle ecomafie.
    La cocciutaggine sul nucleare e contro le rinnovabili riguarda gli interessi delle industrie interessate, sia quelle che vogliono investire nel nucleare e che hanno già versato laute provvigioni (sicuramente) e altre ne verseranno ai politici sia di qua che di la (la furia di Scajola di rientrare al governo riguarda il fatto che lui al ministero dello sviluppo economico era quello che doveva gestire la cosa, berlusca ci ha messo un suo sguattero per mangiarci direttamente, da qui la voglia di Scajola di fargliela pagare), sia quelle che lucrano sui soldi delle bollette destinate alle rinnovabili col CIP6 attraverso il riciclo dei fumi delle acciaierie, degli scarti delle raffinerie ed i termovalorizzatori (guarda caso la peripatetica che guida Confindustria ha interessi nell’acciaio e nei termovalorizzatori) e che quelle rompiscatole di VERE tecnologie rinnovabili gli riducono, riducendo anche i soldi che i suddetti truffatori passano ai politici attraverso ad es. le Fondazioni.
    Io ad uno come Chicco Testa lo attaccherei ad un elicottero con una corda e gli farei fare un giro sulla centrale esplosa, per vedere l’effetto che gli fa.
    Berlusca comunque si è inimicato Gheddafi che ha detto che se in Italia non cambia governo lui rompe i rapporti: vista la voglia che ha berlusca di andarsene, gli conviene mandargli un commando attraverso i barconi tunisini a fargli una visita.

  3. Giancarlo Attena ha detto:

    Servono 400.000 mq di fotovoltaico per 10.000 abitanti (intesi come 2500 nuclei da 4 persone) per poter vivere in maniera energeticamente autonoma.
    1.000 abitanti per kmq è una tipica densità di popolazione dei grossi centri abitati.
    Se questi 1000 abitanti vivessero in 960.000 mq invece di 1.000.000 mq il gioco sarebbe fatto.
    Senza considerare i tetti delle case o di qualunque edificio !!!!
    Senza considerare l’eolico e, perchè no, il geotermico.
    L’impianto su 400.000 mq sarebbe da circa 9 MW di picco.
    L’impianto su 100.000 mq sarebbe da circa 2,2 MW di picco.
    🙂

  4. lele ha detto:

    zerb
    sono un vero affare!e se costruisci quelli “già vecchi”raddoppi l’affare!

  5. Zerb ha detto:

    Questo l’ho copiato da un altro blog, ma merita di essere considerato:
    __________________________________________
    kthrcds
    14 marzo 2011 alle 23:15

    E non va dimenticato che, dopo un certo numero di anni di esercizio, una centrale nucleare deve essere smantellata, e i costi sono enormi.

    In Inghilterra, ad esempio, la Nuclear decomissioning Authority, nel 2005 stimava un costo di 55,8 miliardi di sterline (oltre 81 miliardi di euro), per lo smantellamento dei reattori obsoleti. Però i soldi non ci sono.
    Negli Usa, secondo la Nuclear regulatory Commission, il costo di smantellamento varia tra 280 e 612 milioni di dollari per ogni impianto.
    Nel mondo «vi sono ormai ben 124 reattori fermi, in attesa di smantellamento. A essi va aggiunto un altro centinaio la cui vita operativa finirà verso la metà del decennio […]. E senza toccare il delicatissimo tasto della dismissione dei reattori marini militari, di cui la Russia “vanta” ben 450 esemplari abbandonati presso le sue basi di Murmansk e Vladivostock».

    Lo smantellamento, oltre ai costi elevati, è anche un problema in sé, perché non è chiaro come realizzarlo. L’Aiea prevede tre tipologie d’intervento. Il primo consiste nella tombatura dell’intero impianto, «cioè tutto quanto presenta livelli medi di radioattività. […] (il caso più noto è quello di Chernobyl e del suo famigerato reattore 1, sigillato da un “sarcofago”).
    Il secondo tipo d’intervento consiste nella parziale bonifica dell’impianto, con l’asportazione delle parti citate. Il terzo comporta la restituzione del sito allo stato precedente la costruzione, cioè totalmente bonificato».
    Fino ad oggi, gli impianti totalmente smantellati sono molto pochi, e sono «soprattutto i piccoli reattori di ricerca. […] un recente studio dell’università americana dell’Ohio ritiene che occorrano almeno 50 anni di “fermo impianto” per ridurre il livello generale di radioattività residua del sito, cui seguono 60 anni di smantellamento effettivo». Ossia 110 anni, che possono arrivare anche a 33
    _____________________________________________

    Non male, direi.

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