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Una storia piccola, in tempo reale

9 febbraio 2009 alle 21:24
Nemesis

Mentre aspetto che l’acqua per la pasta bollisca scrivo queste righe.

Vengo da davanti alla Quiete, a Udine, ma lo sapete, lo state guardando in tv.
Ho male alla schiena perchè ho preso freddo, ed avevo molto da fare, ma ho deciso che per una volta non avevo voglia di fare il “ma tanto” e di andare a manifestare io stesso. Fa freddo, arrivo alle sei, sei e un quarto, c’è poca gente.
I manifestanti “anti Beppino” (non saprei come altro chiamarli) sono uno sparuto manipolo di gente che urla a noi dall’altra parte della strada cose come “assassini”, “vergogna”. I manifestanti “pro beppino”, cioè noi, per brevità, sono molto più numerosi, e continuano ad arrivare. Vedo molte facce a me familiari, anche bipartisan, anche cattolici.

Una signora accanto a me, che ha sbagliato evidentemente lato della strada, comincia a sbraitare cose tipo “io ho lavorato in un ospizio, che viva,”. Qualcuno le fa giustamente notare che quello di cui lei sta parlando non ha senso, che dovrebbe immaginare le piaghe da decubito che ha la “povera ragazza”, che oramai è quarantenne, e che quel Dio che lei invano prega voglia che non sia cosciente e immobilizzata da diciassette anni.
La cosa più violenta tra di “loro”, è un ragazzo disabile al quale è stato messo addosso un cartello “allora uccidete anche me”. Il padre viene dal nostro lato della strada a gridare “io gli pulisco il culo ogni giorno da trent’anni”, a favore di telecamera.
Il poverino ha freddo, e ogni tanto, da rattrappito, tira qualche urlaccio.
Conto “loro”. Sono diciotto. Noi saremo cinquecento. Loro provocano. “Siete contenti se muore? Siete degl assassini”. Si alza qualche strillo, ma l’intesa è di non reagire alle provocazioni. Ci si limita a grossi cori di “ssssh” verso i provocatori.
Arrivano le tv, puntuali come avvoltoi in pausa pranzo. Mentre loro riprendono le provocazioni si intensificano leggermente: qualcuno cerca evidentemente lo scontro per ragioni facili da immaginare.
Il ragazzo con il cartello ha freddo; il padre, nonostante io non condivida affatto il modo in cui lo ha strumentalizzato, dimostra di avere un cuore, e lo porta via, sper per lui al caldo. Ancora una volta il confine tra “buoni” e “cattivi” è sottile, impalpabile.
Il prime time sta finendo ed arriva una notizia incontrollata: Eluana è morta. La folla vòcia, la notizia viene confermata da internet.
“Loro” cominciano a gridare “sarete contenti! Luii! l’ho sentito applaudire”.
Non so se qualcuno abbia applaudito, ma si vuole evitare ogni altra provocazione. Io e un mio amico ce ne andiamo, senza ulteriore indugio.

Da qualche parte, lontano da noi, sta suonando una campana a morto.
Oggi più che mai mi sembra una netta presa di posizione politica.

Pubblicato in Storia da Nemesis | 48 Commenti »(Letto 12735 volte)

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48 commenti a “Una storia piccola, in tempo reale

  1. lele scrive:

    questo è verità in ogni epoca e in ogni istante dell’epoca!
    quanto scritto e detto viene assimilato,nel contesto inserito,estrapolto dal contesto,analizzato,criticato e infine provato o scartato oppure usato come base per un nuovo concetto!ma la mia pigra natura mi impedisce un percorso così lungo!

  2. flor scrive:

    @ lele
    Non c’è niente che non sia stato già scritto, non c’è niente che non sia stato già detto.

  3. lele scrive:

    flor
    non mi sembri lobotomizzato,forse ti hanno ingannato!
    Riporti ciò che altri dicono!
    p.s.grazie per la delucidazione sulla lingua,mi ha risparmiato una ricerca su wikipedia!

  4. flor scrive:

    @ lele
    Io nell’elelenco non mi ci sono messo semplicemente perchè a me la lobotomia me l’ahanno già fatta . :mrgreen:
    Ad ogni buon conto, beccati ‘ste pillolette sulla libertà pubblica:

    -Libertà come limite è la creazione, è l’organismo. Perciò Libertà e Legge sono termini correlativi, l’uno implica l’altro, l’uno non può stare senza l’altro.
    (Francesco de Sanctis)

    -Tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero, tra il padrone e il servitore è la libertà che opprime, è la legge che affranca.
    Jean-Baptiste Henri Lacordaire (1802 – 1861)

    -legum denique idcirco omnes servi sumus ut liberi esse possimus.
    (Cicerone)
    L’ultima frase è in una lingua che si chiama il latino.
    Ciao 😉

  5. lele scrive:

    flor
    è riferito alla frase di mb:
    “sarebbe opportuno mettere in piedi comitati formati da scienziati, filosofi, teologi e esperti ”
    nell’elenco hai dimenticato:o)flor!o pensi di rimanerne tranquillamente fuori a goderti il panorama?
    p.s.ma,questa libertà è pubblica o privata?
    buona notte!

  6. flor scrive:

    @ lele
    Ti risponde flor, in nome della libertà pubblica.
    La stessa che ti fa dire “Perchè non far stabilire le regole da gente comune,dotata di equilibrio e non soggetta ad onda emotiva o trascinante?”
    Sicchè implicitamente convieni sul fatto che le regole che devono garantire la tua libertà devono essere stabilite da gente “comune”. Che è tale non in forza del fatto che ha due occhi, un naso e una bocca, ma perchè animata da un sentire “comune”, ossia pubblico, collettivo, condiviso e di per ciò stesso “non soggetto all’onda emotiva e trascinante”. Poi, scusa, non ho capito: ma da questa proliferazione dello strumento eutanatico, chi decidiamo di salvare?
    a) il governo
    b) l’altra parte del governo
    c) i teologi
    d) i feti abortiti
    e) i down
    f) scienziati e ricercatori
    g) la classe medica
    h) gino strada
    i) i poveri negri
    l) i medici nazisti
    m) mb
    n) lele
    Ad eccezione di d), per cui il problema non si pone, io salverei e), purchè non si confonda con il dow(n) jones, h), i). Per tutti gli altri proporrei il suicidio autoprodotto come elemento di riscatto della propria triste esistenza oppure il volontario assoggettamento ad un intervento di lobotomia cranica, se non altro per liberarsi di una parte assolutamente inutile ed ipso facto dannosa per il proprio fisico.
    :roll:

  7. lele scrive:

    mb
    va bene!va bene!
    ancora un appunto:,dando per scontato che la libertà di opinione è un diritto fondamentale(a meno che questa non violi i principi di libertà pubblica(per flor)privata(per me)),ad affrontare la stesura di una legge che formalizzi il “testamento biologico”chi dovrebbe essere e su quali basi?
    Condivido i dubbi sull’attuale governo e probabilmente li estenderei anche all’altra parte,ai teologi che mettono sul loro sito immagini di feti abortiti e affermano di essere gli unici a possedere la verità assoluta?a chi li sostiene e dice che anche “down è bello!” dimenticando il dramma familiare o quasi sempre solo materno che sfocia sovente in casi drammatici?a scienzati e ricercatori che usano altre specie di animali come cavie infliggendogli ogni sorta di atrocità(solo perchè non sono in grado di trovare altri mezzi)?alla classe medica che vuol costruire un centro di cardiochirurgia vascolare in africa(gino strada,che prima stimavo)a cui aderiscono i più bravi?cardio-chirurghi mondiali(anziche sperimentare nuove tecniche o affinare quelle esistenti sui loro ricchi e pasciuti clienti preferiscono farlo con la carne da macello di poveri negri,poi si condannano i medici nazisti)?di certo non tutte le persone ,appartenenti alle varie categorie,la pensano allo stesso modo,fortunatamente,ma…
    Perchè non far stabilire le regole da gente comune,dotata di equilibrio e non soggetta ad onda emotiva o trascinante?

  8. MB scrive:

    @lele
    accidenti, volevo solo dire che per me prima di fare una legge sul testamento biologico è bene discutere bene tutti gli aspetti giuridici perché, spero che ve ne rendiate conto, è una materia complessa. La sensazione che ho in base alla bozza in senato è che ne risulti una legge malfatta. Per quello dico che sarebbe bene mettere a confronto più opinioni (come le tue) e punti di vista come penso sia giusto si faccia in uno stato laico, democratico e pluralista.
    Tutte le osservazioni che ho fatto volevano solo evidenziare quanto sia complicata la materia (sulla quale non ho proprio nessuna certezza) per mettere in risalto quanto poco opportuno sia fare una legge a partire da un inopportuno tentativo di decretazione d’urgenza.

  9. lele scrive:

    mb
    io parto da un altro presupposto:quello della natura.La nascita,la vita e la morte è comune a tutto il regno animale e al regno vegetale.La scienza progredisce in continuazione ma arrivata al limite si deve arrendere,e,questo limite, lo deve sempre avere ben presente!Questo,purtroppo,non è stato il caso di eluana e di molti altri. Uomini con varie patologie invalidanti sono da considerarsi naturali,come il maiale cieco,il cane sordo,il gatto epilettico,il cavallo zoppo…ma trattasi pur sempre di patologie che la scienza è riuscita,se non a guarire completamente,almeno a metterci una pezza,ma l’uomo che “non pensa”non è naturale in quanto il pensiero è la dote essenziale alla vita umana e a tutti gli animali(naturalmente in scala discendente).
    Maxi la vita è mia e me la gestisco io!
    come dicevano “una volta”molte “compagne”:la f…è mia e ma la gestisco io!!!!!!!!!!!
    W la F……!!!!!!!!!!!

  10. MB scrive:

    Allora, se dici “questa casa, questa auto, questa penna è mia” possiamo convenire sul fatto che un dato oggetto appartiene ad una data persona. Bene.

    Ma l’espressione “la vita è mia” per essere comprensibile richiede la definizione del termine ‘vita’. Se qualcuno riuscisse a dare una definizione plausibile farebbe fare all’umanità un salto quantico. Molte domande che accompagnano l’uomo troverebbero finalmente risposta e le menti di molti potrebbero smettere di arrovellarsi.

    Se poi decidiamo, giustamente, di chiederci come deve intervenire la legge in certi casi, si aprono diverse ipotesi. Tuttavia continuiamo a brancolare nel buio.

    Il fatto è che anche un’affermazione come “la vita è mia e ci faccio quel che voglio” è piuttosto sciatta. Che significa che ci faccio quel che voglio? Posso chiedere il suicidio assistito al sistema sanitario? Oppure posso chiedere l’eutanasia attiva? E in tal caso non è che il medico che pratica l’eutanasia venga mano alla sua funzione? E poi come faccio a definire i confini tra eutanasia attiva e passiva (un vero casino capirci qualcosa senza studiare a fondo il problema!)? E nel caso di testamento biologico come mi regolo con i minori? E’ giusto far compilare il testamento bio ad un diciotenne o, forse, occorre fissare un’altra soglia d’età per poterlo fare? Se compilo il testamento può un mio famigliare avere un ripensamento e ignorarlo, o deve intervenire un’autorità giudiziaria per far valere quanto ho disposto?

    Adesso dire che uno, nel pieno delle sue facoltà mentali, può rinunciare a nutrirsi o a respirare, può bersi un fusto di benzina, può farsi una scorpacciata di funghi tossici, può farsi andare una gamba in cancrena senza che nessuno possa intervenire direttamente per ostacolarlo non è che contribuisca molto a comprendere il problema.

  11. ZERB scrive:

    @Maxi
    attento amico, mi vieteranno anche la salsiccia perchè mi aumenta il colesterolo? Quindi, dovrei ritenermi autolesionista quando mi faccio un litro di birra, in compagnia, senza rompere i maroni a nessuno?
    Non immaginavo di avere tante persone che mi vogliono vivo, sempre e comunque.
    Se poi imparano che sono contro il loro credo politico o religioso, pensi che mi lascino andare per i verdi pascoli di Manitou ?
    Giusto, se un individuo ammette di votare contro di loro, pensi che gli lascino la LIBERTA’ DI ANDARSENE ?
    Potrebbe essere un compromesso, visto che si va avanti di compromessi.

  12. certo, ance per me l domanda è quella: a chi appartiene la mia vita, ma più di tutte, le leggi tutelano i diritti di tutti noi, o piuttosto ne limitano in qualche modo la libertà, col castigo di idee di parte?
    Agire nella legalità, la scelta è stata questa. E’ la stessa questione che si era riproposta con l’aborto santiddio, ve la ricordate?
    Una legge deve tutelare questa decisione spinosa, ingrata, deve soprattutto difendere chi è costretto a prendere la decisione, senza permettere infamie ed ingiurie nel nome di una religine o di un fanatismo.
    Poi se qualcuno decide di non abortire o di mantenere la vita anche in condizioni vegetative precarie, che sia. Ma accuse non se ne dovrebbero fare. Dobbiamo rivendicare il diritto di essere tutelati nelle nostre decisioni.
    La vera difesa alla vita fra l’altro, è quella che conduce per esempio Alex Zanotelli, padre comboniano. Perchè non lo si vuole come voce della “religione cattolica”? perchè iinvece prevale quell’altra, accanita contro il buon senso e contro ogni rispetto?
    @ Kransaja P.: ciao caro, ben ritrovato….

  13. maxi scrive:

    la mia vita appartiene a me, ragazzi, non scherziamo!!!!!
    convinzioni religiose possono limitare questo diritto, ma le convinzioni religiose ognuno le sceglie liberamente per sè.

    altro punto: l’alimentazione forzata è un trattamento terapeutico? si, si e poi si. se decido di non mangiare più che fanno? mi mettono a forza un ago in vena? ma per piacere! la mia bisnonna, allettata per una caduta, ha semplicemente deciso di smettere di mangiare e si è spenta così, nell’impossibilità di ognuno di intervenire. se da domani l’alimentazione forzata sarà obbligatoria cosa succederà al prossimo digiuno di pannella?

    rinnovare ogni 3 anni la propria scelta? è solo un modo vigliacco per mettere i bastoni fra le ruote.

    mettere le mani sul MIO diritto a decidere della MIA vita è più che fascismo.

  14. MB scrive:

    La domanda: “La MIA vita a chi appartiene?”

    E’ senza risposte. Se non altro perché non sappiamo dire cosa sia la vita
    e quali siano i suoi confini.

    Dal punto di vista giuridico si possono stabilire dei diritti che tutelino le decisioni
    e la libertà del singolo. Si può perfino decidere che il singolo ha diritto di richiedere
    il “suicidio assistito”, come avviene nell’Oregon, presso una struttura sanitaria; all’opposto si può ritenere che non si possa interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale (in questo caso si parla di ‘eutanasia passiva’).

    Insomma dal punto di vista filosofico le domande sulla vita dall’australopiteco a oggi restano irrisolte. Da quello giuridico si tratta di stabilire chi ha diritto a cosa.

  15. MB scrive:

    Appunto perché si tratta di una questione intricatissima e spinosissima io penso che sia nostro diritto chiedere un approfondimento. Ci stanno facendo un torto enorme a approvare in quattro e quattr’otto una legge scritta sull’onda emotiva sollevata una storia triste sulla quale è giunto il momento di stendere il pietoso velo.

    Lo stesso Umberto Veronesi scrive (La Stampa di ieri) che si tratta di una materia complicatissima e che ha già scritto dieci libri in merito al testamento biologico senza giungere a conclusioni definitive. Marcello Pera, sempre sulla Stampa di ieri, spiega come gli articoli della Costituzione a cui si è fatto così spesso riferimento non siano così facilmente interpretabili nel momento in cui si tratta di pronunciarsi su casi come quello di Eluana. Del resto la Costituzione è stata scritta ben prima della diffusione delle moderne tecnologie mediche.

    Comunque la si pensi io ritengo semplicemente che sia giusto e doveroso chiedere e pretendere dalla politica una pausa di riflessione.

  16. Krasnaya Ploschad scrive:

    Ragazzi, la questione è spinosa e lo sappiamo tutti.

    Ma la vera domanda è questa: la MIA vita a chi appartiene?

    Aiutatemi a capirlo.

  17. flor scrive:

    @ MB
    La questione è davvero intricata e il clamore mediatico che ha avuto sembra bloccare pregiudizialmente i tentativi di analisi che la ragione ci impone.
    A complicare ulteriormente le cose è il fatto che i principali attori di questa vicenda sono in realtà soggetti che con la vicenda stessa c’entrano ben poco, almeno per quel che concerne la sua cruda sostanza.
    Mi riferisco ai politicanti di mestiere e alla stessa Chiesa, che hanno scaricato nell’arena tutto il livore di cui sono capaci.
    Mentre per politicanti e affini protagonisti di certa carta stampata o comunicazione via etere la cosa è giustificata, perchè non c’è niente di nuovo sotto il sole, non così per la Chiesa: di cui si può non condividere l’impostazione fideistica, ma almeno nelle aspettative, anche di chi non crede, dovrebbero esser fatti salvi il rigore e la sistematica coerenza.
    Che, purtroppo, noi liberi pensatori non vediamo.
    Il che non può perdonarsi a chi fa del rigore e della coerenza, elevati a cerimoniale liturgico, il fulcro giustificatore di una presenza per altri versi seriamente messa in discussione dalla ragione.
    Voglio dire che in questa vicenda la Chiesa ha offerto uno spettacolo indegno e deludente rispetto a quanto da essa ci si attende: non fosse perchè incapace, essa Chiesa, di assumere lo stesso atteggiamento di fronte a conlamate e istituzionalmente legittimate situazioni in cui della vita si fa poltiglia.
    Mi riferisco alla pena di morte.
    Lungi da me la volontà di macabri bilanci: ma per una Eluana che muore almeno cento o mille esseri umani altrettanto degni di non essere scippati della loro esistenza vengono assassinati nei bracci della morte di “civilissimi” paesi.
    Con la Chiesa che “sorvola”, perchè la ragion di stato le consiglia di tacere. Che allora taccia sempre e comunque.

  18. ZERB scrive:

    @MB
    leggiti questo. Quì non si tratta di stabilire se “è giusto o non è staccare la spina”
    L’ “habeas corpus” è un privilegio che i baroni inglesi hanno strappato a un sovrano prepotente ed incapace quando il 15 giugno 1215 hanno ottenuto la Magna Charta Libertatum. Quel antico privilegio, lentamente, molto lentamente, è diventato un diritto fondamentale dei cittadini ed è uno dei capisaldi delle costituzioni liberali.
    L’ “habeas corpus” significa che nessuno –salvo un giudice, se ritiene che una legge sia stata violata- può privare un cittadino del suo corpo. Qualsiasi potere, in assenza di un reato, che voglia fare del nostro corpo un uso improprio senza il nostro consenso esce dallo stato di diritto e diventa “tiranno”. L’”habeas corpus”, così, diventa il presidio della libertà individuale contro l’arbitrio dello stato.
    Questo il principio è tutelato con grande chiarezza anche dall’art. 32 della nostra bellissima e preziosa Costituzione: “(…) Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dalla persona umana”.
    E’ questo il principio che dovrebbe ispirare il dibattito politico, adesso che il parlamento italiano, con lustri di colpevole ritardo, si accinge ad affondare il tema civilissimo del “testamento biologico”. Significa che il mio corpo è mio, esclusivamente mio, e nessuno può fare di me quello che vuole senza il mio consenso. Il “testamento biologico” deve servire a rendere palesi le mie volontà sul mio corpo –disposizioni che valgono solo per me, sia chiaro- nel caso malaugurato non possa dare più un consenso esplicito e diretto. E’ assurdo e crudele che –come sembra previsto dal disegno di legge che tra poco sarà portato in Parlamento- si debba riconfermare ogni tre anni la propria volontà dal notaio. Chi fa una scelta del genere ne ha piena consapevolezza e se dovesse cambiare idea –allora sì- correrebbe subito dal notaio per modificare le proprie indicazioni. L’obbligo di rifare la dichiarazione ogni tre anni, come una specie di tagliando, è solo un crudele ostacolo burocratico all’adempimento delle nostre volontà. C’è anche da riflettere sul sondino per l’alimentazione artificiale, che secondo la proposta di legge presto in discussione, dovrebbe restare fuori dalle nostre scelte, perché non rientrante tra gli interventi medici. Anche in questo caso siamo di fronte a una crudele ipocrisia. Chi pone il sondino per l’alimentazione artificiale nel corpo di una persona: un giardiniere? un’elettricista? un professore di filosofia? un panettiere? No, sempre un medico o personale infermieristico. Affermare, quindi, che il sondino per l’alimentazione artificiale non sia “un trattamento sanitario”, per non farlo rientrare sotto la tutela dell’art. 32 della Costituzione, è solo un artificio retorico da bassa politica che viola il principio esteso dell’ “habeas corpus”.
    Su questo principio qualsiasi divisione tra laici e cattolici, tra credenti e non credenti è priva di fondamento. Vale per il “testamento biologico” la stessa logica del divorzio: dà a chi lo vuole –nel rispetto della normativa- il diritto di sciogliere il patto matrimoniale, ma non obbliga nessuno a farlo (ci mancherebbe). Anche in questo caso, però, succede che persone che sono favorevoli al divorzio non divorzino e persone che sono contrarie al divorzio invece divorziano, ma si tratta solo di una debolezza logica ed umana. Il “testamento biologico” deve essere un atto forte e consapevole, che non obbliga alcuno, salvo chi lo sottoscrive, ma tutti gli altri sono tenuti a rispettare la volontà espressa. Chi decide esplicitamente di rifiutare ogni forma di accanimento terapeutico, alimentazione artificiale compresa, e non vuole essere mantenuto in una vita esclusivamente vegetativa (privo dell’anima intellettiva, direbbero Aristotele e Tommaso d’Aquino) esercita semplicemente un suo diritto. Chi, invece, ritiene che la sua vita vegetativa deve continuare, sostenuta in ogni modo dalle tecnologie esistenti, può farlo con la più ampia libertà e non servirà nemmeno che passi dal notaio.
    Questo dice il buon senso, la logica e anche lo stato di diritto.
    La politica in Italia, invece, sembra essere un’altra cosa. C’è sempre qualcuno –e pare siano in molti- che vuole imporre a me e a chi la pensa come me, la sua volontà, mentre io non mi sognerei mai di imporre a loro le mie scelte. Questa è la differenza fondamentale tra etica e politica. Lo “stato etico” è prerogativa delle ideologie totalitarie come fascismo, nazismo e comunismo, quando la politica ha preteso di imporre a tutti la propria volontà e la propria idea di uomo (e quindi di “non uomo”, come dimostra la Shoah). Lo stato di diritto, invece, garantisce e rispetta la libertà degli individui, anche contro l’eventuale “tirannia della maggioranza”.
    C’è poi il caso di Beppino e di Eluana Englaro, che sono stati insultati e violentati dalla politica e dai mass media. Quanto falsa era quella vecchia foto gioiosa di Eluana sugli sci, che ha confuso molti ed ha fatto dire a qualcuno che avrebbe potuto avere ancora dei figli? Quanto orribile l’accusa a Beppino di essere l’assassino di sua figlia, che invece ha amato e rispettato disperatamente? A queste domande ciascuno dà le sue risposte, ma -queste sì- dovrebbero essere appena sussurrate o restare nel silenzio della propria coscienza.

    Franco Del Campo

    Lo ritengo un articolo degno di nota

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