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Buffalo Soldiers

2 Luglio 2005 alle 01:27
swampthing

«Buffalo Soldiers» dell’australiano Gregor Jordan, il film che il governo Bush non vuole vedere sta per uscire in Italia.

Scorrono le prime immagini di Buffalo Soldiers e subito si capisce che ci stiamo avventurando in un territorio pericoloso. Già sui titoli di testa le stelle e le strisce irrompono, occupano tutto lo spazio disponibile dello schermo. Poi si scopre che la bandiera, enorme, è dipinta per terra, sopra marciano dei militari statunitensi. Siamo nel 1989, in Germania, vicino a Stoccarda, presso una base americana dove gli eroi si annoiano.
Giocano a football nel bar della base e uno di loro rimane sul pavimento. Morto.
Per mascherare la faccenda verrà gettato dal tetto, morto per servire la patria, recita la bugiarda e retorica lettera alla famiglia. Alla quale nessuno dirà mai che, tra l’altro, all’autopsia il ragazzo era risultato positivo a qualsiasi droga fosse in commercio. Eh, sì, si annoiano e si danno da fare.
Facendo la cresta sugli acquisti, spacciando eroina e divertendosi come si può, magari spianando con il carrarmato un maggiolino Wolkswagen pacifista semplicemente perché strafatti e consapevoli dell’immunità. Perché poi è questo il dato decisivo del film: qualsiasi efferatezza combinino i militari statunitensi non devono rispondere a nessuno se non a loro stessi o ai loro superiori che faranno di tutto per proteggerli. Protagonista, Joaquin Phoenix nei panni di Elwood, furbacchione che tende a trarre profitto dalle situazioni, senza trascurare qualche escursione nell’appartamento del comandante (Ed Harris) per soddisfare i desideri della moglie del capo (Elizabeth McGovern). Viene però preso di mira da un nuovo ufficiale (Scott Glenn) e lui decide di vendicarsi amoreggiando con la giovane figlia (Anna Paquin) del nuovo arrivato. Nel frattempo sono spariti interi camion di armi, venduti a trafficanti in cambio di eroina, c’è stato qualche morto, un’esercitazione antimercedes e la raffineria allestita nella base rischia di saltare.
È il crollo di un mondo, mentre sullo sfondo sta crollando davvero il muro di Berlino. «Ma Berlino dove è?» chiede uno dei soldati guardando la tv. Diretto dall’australiano Gregor Jordan per una coproduzione anglotedesca (in Germania è uscito con il titolo Army go away), il film non ha avuto vita facile.
Presentato a Toronto nel 2001 e proiettato al Sundance l’anno successivo, è stato tenuto a lungo lontano dal mercato statunitense, che lo poi marchiato con la R (restricted) per violenza e turpiloquio. Sarà che l’esercito che si è autoassegnato la missione di salvare il mondo ritiene che nessuno possa permettersi intralciare e magari di giudicare le sue azioni. Forse, un punto di vista strettamente cinematografico, non tutto fila alla perfezione in questo racconto di quotidiani deliri in divisa, ma la censura non sembra proprio la soluzione critica migliore.
[da Il Manifesto]

Pubblicato in Cinema da swampthing | 1 Commento »

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Un commento a “Buffalo Soldiers

  1. Daniele ha detto:

    Bell’ambientino!
    :nono:

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