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Diritto allo sciopero? Non più

24 Ottobre 2005 alle 13:23
immolatus

Misure senza precedenti del governo: licenziamenti liberi, scioperi bloccabili, sindacati non potranno entrare in nuove aziende. L’italia seguirà la stessa strada?

Australia: lo sciopero diventa illegale

Vorrei avere dei commenti su un’argomento così importante, i miei saranno alla fine dell’estratto del’articolo

Le grandi imprese potranno citare le associazioni dei lavoratori per danni

(11 ottobre 2005)

Misure senza precedenti del governo: licenziamenti liberi, scioperi bloccabili, sindacati non potranno entrare in nuove aziende

SIDNEY (AUSTRALIA) – Per la prima volta da anni il diritto di sciopero in un Paese del mondo occidentale potrebbe smettere di esistere. Tra breve infatti in Australia scioperare potrà essere considerato illegale, i piccoli imprenditori potranno licenziare senza incorrere in penalità, e le grandi imprese potranno citare i sindacati per danni, portandoli in tribunale con relativa facilità.

LE MISURE DEL GOVERNO – Sono questi i punti principali delle nuove misure introdotte in Australia dal primo ministro conservatore John Howard, con l’intento di rendere il Paese più snello e competitivo sul mercato mondiale. Secondo il premier i cambiamenti sono «considerevoli ma giusti», e soprattutto eviteranno all’Australia di «finire con lo stesso tasso di disoccupazione della Germania». Il segretario del principale sindacato, Greg Combet dell’Actu, ha però immediatamente ribattuto, definendo le nuove misure «estremamente repressive» e sottolineando il fatto che «fanno diventare la salvaguardia dei lavoratori una pura illusione».

SCIOPERI ILLEGALI – Quello che il quotidiano «The Australian» ha definito «il più grande attacco ai sindacati mai verificatosi in Australia», prevede che il governo possa dichiarare uno sciopero illegale se comporta un danno all’economia, e ammette contratti privati tra datore di lavoro e singoli impiegati. Secondo questi accordi, anche diritti finora regolati dalla legge e dai sindacati, come giorni feriali e orari di lavoro, potranno essere inclusi in contratti stipulati individualmente. Inoltre, aziende con non più di cento impiegati potranno licenziare in tronco senza motivi di «giusta causa» e senza incorrere in penalità. Ai sindacati sarà anche vietato l’ingresso nei posti di lavoro dove non vi sono contratti siglati attraverso un accordo sindacale. Secondo i nuovi poteri, il governo potrà di fatto interrompere ogni sciopero nel settore automobilistico, in quello minerario e in tutti i settori dei trasporti, da quello dei portuali a quello aereo e delle costruzioni.

L’OPPOSIZIONE – Il leader dell’opposizione, Kim Beasley, ha detto che «lotterà fino a che sarà necessario, per salvaguardare il diritto dei lavoratori australiani». Di parere opposto Peter Hendy, a capo dell’Australian Chamber of Commerce and Industry, che fornisce il più alto numero di impiegati alle aziende australiane, per il quale «le riforme non sono abbastanza coraggiose». Le nuove misure introdotte da Howard promettono di infiammare il dibattito tra conservatori e laburisti, soprattutto in vista delle prossime elezioni, previste per la fine del 2007. Per Dennis Shannnan, editorialista del quotidiano «The Australian», Howard avrebbe scelto bene i tempi, perchè «per allora i dibattito avrà perso consistenza, e i conservatori non rischieranno di perdere voti». Votare in Australia è obbligatorio per legge. Howard oggi ha sottolineato quanto sia importante per l’Australia muoversi nel mercato libero, e ha anche chiesto ai lavoratori «fiducia nelle nuove misure e fiducia nel governo, che non ha alcuna intenzione di introdurre misure che siano dannose per i lavoratori australiani».

10.10.05

fonte: corriere.it ([email protected])

Mi è capitato di svegliarmi una mattina della scorsa settimana, di discutere ed organizzare uno sciopero nell’azienda in cui lavoro per mobilitare i lavoratori sul tema del rinnovo del contratto nazionale, e sentirmi dire che sono anacronistico, che ormai lo sciopero è uno strumento superato, illegale in alcuni paesi…
Io, ovviamente penso subito alla Cina (tra l’altro in Cina esiste il diritto allo sciopero ma non vi si ricorre per vari motivi), a paesi comunisti, mai avrei immaginato si trattasse di un paese come l’Australia.
Quando mi hanno comunicato la notizia ho pensato ad uno scherzo, poi, incuriosito ho cercato… ed ho trovato… ed allora ho cominciato a capire… e a tremare… perchè il modello australiano è un modello esportabile, applicabile, appetibile.
Facciamo concorrenza alla Cina ed alle economie emergenti abbassando il livello di vita dei lavoratori, togliamogli i diritti che così poi non rompono più, senza sindacato, senza potersi organizzare su basi comuni non avranno più modo di fare rivendicazioni, di chiedere miglioramenti alla qualità della vita, dovranno stare zitti e lavorare…
Il modello australiano è un giocare al ribasso sulle richieste… “sai, il tuo collega lavora 8 ore di più alla settimana, mi viene anche di notte e chiede meno di te… il tuo contratto ed il suo sono in scadenza ed io riesco a rinnovanre uno soltanto… sai la concorrenza dei cinesi.. quelli lavorano anche 70 ore la settimana…” ed ovviamente che si può fare… andare dal sindacato? No, quello in azienda non può metterci piede! Fare sciopero? E allora poi oltre a non prenderti i soldi devi anche pagare i danni! Che faccio mi licenzio? E quali sono le condizioni in un’altro posto? Le stesse, perchè una volta fuori poi dovrai rientrare con un contratto individuale.

Oggi a Roma c’è stato l’incontro per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, si trattava di un tavolo “tecnico” in cui si sarebbero dovute trattare le questioni economiche, non interessando il rinnovo per il biennio la questione normativa, ed invece ecco che Federmeccanica chiede in contropartita per una cifra ridicola di aumento una flessibilità molto vicina a quella dei contratti individuali proposti in Australia.
Quali saranno le loro prossime richieste? Oggi, dopo aver letto l’articolo mi pare ovvio.

La soluzione per fare la concorrenza alla Cina non è importare il modello cinese di zero diritti e bassi salari, è esportare in Cina il modello europeo, diritti e salari più equi. Allora la concorrenza sarà equa per tutti.

Pubblicato in Attivismo, Politica da immolatus | 5 Commenti »

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5 commenti a “Diritto allo sciopero? Non più

  1. celeste ha detto:

    :cccp::berluska::cccp::cul::berluska:

  2. stellina ha detto:

    :blasting::berluska:

  3. er mahico ha detto:

    forse ho gia’ commentato questo argomento altre volte.
    ma sono sempre dell’idea che nel ’68 eravamo messi molto peggio, ma con azioni di lotta decise,risolute, e giocandosi il tutto per tutto in piazza abbiamo ottenuto tanto.
    mai smettere di combattere.

    :cccp:solo il Comunismo ci puo’ salvare:cccp:

  4. calogero ha detto:

    sono d’accordo con te immolatus, sono i cinesi che devono diventare come noi e non noi come loro. pensiamo a leggi sulla sicurezza come la 626. Alla fine possono essere un aggravio per le aziende e allora queste vanno dove non devono rispettare tutte le norme sacrosante che ci sono da noi. Così finisce che una legge civile di protezione del lavoratore diventa la sua fine. Cosa fare. Non lo so. L’unica cosa che mi viene in mente è che come non importiamo alimenti che non rispettano determinate norme igieniche o giocattoli che siano tossici o pericolosi, così dovremmo bandire dai nostri mercati tutti i prodotti che sono fabbricati in paesi dove i diritti dei lavoratori e i lavoratori non vengano rispettati come in europa. Percorribile? credo di no. Che tristezza. 🙁

  5. swampthing ha detto:

    10 anni fa avrei detto che in Italia una cosa del genere sarebbe impossibile. Ora però le cose sono diverse. La maggior parte dei lavoratori non sa cosa sia un sindacato, lo vede con sospetto, ripete le cose che ha sentito alla TV, ovvero che il Sindacato è una cosa inutile, che non difende i lavoratori ma li sfrutta per i suoi giochi di potere. La propaganda del padrone ha fatto i suoi danni. Operai che votano Forza Italia, operai che pensano solo al loro tornaconto. Operai messi l’uno contro l’altro. La solita guerra tra poveri che giova solo a chi li vuole sfruttare. Senza coesione perdiamo tutti. :cccp:

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