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La festa de l’Unità? No, dell’Unità

6 Maggio 2010 alle 12:29
Spartaco

Sandro Bondi ha dato l’annuncio solenne. Il 17 Marzo del 2011 sarà festa nazionale. Ufficialmente per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. Ma non è così. Per due motivi: l’uno storico, quindi oggettivo; l’altro individuale, soggettivo. Cominciamo dal motivo storico.

 Quando l’unità fu proclamata, l’Italia non era unita. Mancavano all’appello Roma e il Lazio. L’ipocrita celebrazione dell’imbarco dei Mille da Quarto fa a cazzotti con la vicenda dell’Aspromonte, dove Garibaldi si beccò due palle di carabina da parte dei Bersaglieri piemontesi del colonnello di Sua Maestà il marchese Emilio Pallavicini. Forse l’unico vero italiano in quella circostanza fu Garibaldi, che impedì la carneficina. Diversi bersaglieri erano passati tra le fila garibaldine: vennero implacabilmente fucilati dopo la resa. Bisognerà aspettare il disastro militare francese a Sedan perchè Roma fosse liberata. Dunque, all’atto della cosiddetta proclamazione, non c’era Roma e a Roma c’erano i Francesi, che insieme ai papalini soffocarono nel sangue, a Mentana, il tentativo di piegare lo Stato pontificio.

E che dire delle campagne militari contro il brigantaggio, a proclamazione avvenuta?  Un fenomeno che tanta storiografia risorgimentale ha cercato di rappresentare come espressione di atti banditeschi e che invece si configura sempre di più come vera e propria guerra civile, con tanto di legge marziale e provvedimenti speciali assolutamente restrittivi se non repressivi della libertà.

 In ultimo, il fatto che la proclamazione del Regno d’Italia non può nemmeno qualificarsi come punto di partenza di un riscatto sociale o un miglioramento delle condizioni delle masse. Anzi da lì è partita la questione meridionale. Ciò era stato  profondamente intuito da Carlo Pisacane, che scriveva, scandalizzando i liberali piemontesi: “Per mio avviso la dominazione della Casa di Savoia e la dominazione della Casa d’Austria sono precisamente la stessa cosa” (C. Pisacane, Il Testamento politico).

Questo dunque il motivo storico. Ma veniamo al motivo personale, bondiano. Si dice che il primo amore non si scorda mai. Bondi è stato comunista. Qualche Festa de l’Unità l’avrà sicuramente organizzata. Di quelle, come si facevano al paese, delle corse nei sacchi e il palo della cuccagna. E la mostra dell’Artigianato dell’Unione sovietica, con le matrioske e i colbacchi di astrakan. Sicuramente gli è rimasta nel cuore. Ma adesso può finalmente riscattarsi. Una nazionale, grande, magnifica, solenne Festa dell’Unità. Solo i napoletani non saranno d’accordo. Perchè nostalgici dei Borboni? No, per il 17, che a Napoli porta male.

Pubblicato in Vita quotidiana da Spartaco | 9 Commenti »

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9 commenti a “La festa de l’Unità? No, dell’Unità

  1. Zerb ha detto:

    @ Dario
    il ritorno al medioevo include una Giustizia sommaria, fatta dai potenti contro chi insidiava il loro potere.
    Quindi non illuderti, il popolo ci prende sempre di mezzo, cornuto e mazziato.

  2. @Lele:
    Quando mi risponderai in quale regione risiedi . io ti dirò la religione che appartengo. per ora ciao..

  3. lele ha detto:

    gigi
    sei cattolico?

  4. @Dario:
    Cagate del genere le ho sentite ancora; meglio toccarsi le palle quando si vede questo jettatore: e pure quando vengono propagate dai supestiziosi: io per non sbagliare, me le sono toccate le palle: quando ho scrutato questo post. notte..

  5. dario ha detto:

    Non sono leghista però voto Di Pietro che è più giustizialista di Bossi.
    Io sono talmente giustizialista che farei la pipì nella bara di Cesare Beccaria, per me il diritto deve tornare al medioevo, tortura e rogo un pò per tutti i reati.
    Tanto con Berlusconi al medioevo ci torniamo, lui crede di aver rimbecillito gli italiani con le sue tv cacofoniche da farsi passare per quello che ha risolto i problemi dell’euro chiamando Angela Merkel.
    Difatti le ha telefonato e la Merkel ha perso le elezioni in Renania.
    Quando Berlusca sta al governo succede di tutto, nel 1994 abbiamo rischiato la bancarotta, nel 2001 c’è stato l’11 settembre, poi guerre, maremoti, terremoti, crisi finanziarie, epidemie, se non eliminiamo il Grande Iettatore di Arcore nel 2012 quando deve finire il mondo per il calendario Maya va a finire che esplode il sole.

  6. ezio ha detto:

    @dario
    complimenti per il coraggio. Che’, poco poco, sei leghista?…

  7. dario ha detto:

    Che l’unità nazionale sia ancora una chimera è testimoniato dal fatto che, mentre la fine di Scajola mette fine all’ultima sacca di potere democristiano sopravissuto al nord, fino alla provincia di Viterbo si allungano ancora le adunche mani del potere democristiano-camorrista incarnato dalle giunte locali di Campania e Lazio, in cui il camorrista De Mita, nuovo uomo forte dell’UDC, e promotore dell’avvicinamento a Berlusconi a scapito della preferenza di Casini per Fini, la fa da padrone.
    Viceversa la Lega Nord alle ultime regionali ha allungato la sua onda elettorale fino alle province di Grosseto ed Ascoli Piceno dove ha preso oltre il 5%.
    Immagine di un paese dove la corruzione cattolica, incarnata da Scajola, dal pederasta Balducci e dal sistema Anemone che aveva corrotto anche i due traditori della sinistra anticlericale Rutelli e Veltroni, in realtà di famiglie vicine al Vaticano, inducendoli a mettere la gestione degli immobili e delle strade del comune di Roma nelle mani del camorrista casertano Romeo, è ancora fortissima e finisce per smantellare la stessa sinistra, come provato dalle scelte genocide della sinistra radicale praticate dal traditore Veltroni, ormai chiaramente venduto alla camorra.

  8. giovanni ha detto:

    questo è lo stesso blog in cui mi sono preso del reazionario filoborbonico, io Komunista, per aver ricordato che per il sud l’unità d’Italia fu una tragedia?

  9. er mahico ha detto:

    quasiquasi mi viene da dire che la Mala del meridione è la giusta ricompensa (o rivincita) nel nord.
    ovviamente non è così.
    modestamente i più bravi e le poltrone più difficili le siedono i miei compaesani, se qualcuno si chiedesse come mai la bilancia della gestione pende a favore degli emigrati (calabresi e pugliesi in particolare) basta guardare chi recentemente è diventato un padanissimo assessore e alle sue eccelenti capacità didattiche.
    La trota, simbolo del nord e di quello che ingiustamente rappresenta. o no?

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