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L’ultimo confine: spariscono i valichi tra Italia e Slovenia

20 Dicembre 2007 alle 13:27
calogero

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Questa notte la Slovenia entra a far parte dell’area europea di libera circolazione delle persone regolata dal trattato di Schengen. Il confine si sposta a est. La geografia politica cambia ancora.
Per me, che ho vissuto sempre a Monfalcone, Gorizia e Trieste, a un tiro di schioppo di quella che fu la Jugoslavia, il confine è sempre stato piuttosto aperto. Non l’ho mai vissuto come un limite.

Sul confine più vicino a Monfalcone, Jamiano, il finanziere super annoiato manco ti guardava, il milite – allora jugoslavo – dell’altra parte, stava nella sua postazione sita a una cinquantina di metri dalla strada e quando gli mostravi il lasciapassare (la mitica propusniza, lasciapassare per i residenti della fascia confinaria, che ti consentiva di entrare in Jugoslavia ma non di addentrarti oltre qualche chilometro), ti faceva un cenno impercettibile col capo, che non capivi mai con certezza se voleva dire “vai pure” o “scendi e gli portami i documenti”. Di la, in “Jugo”, si faceva benzina a metà prezzo, si faceva la spesa, in particolare si comprava la carne. Era un’altro mondo, a un passo da te, era tutto cosi’ diverso. Il parco circolante era composto da Lada, Zastava e vecchie seicento. Le strade piene di buche rattoppate, mettevano a dura prova le sospensioni delle nostre automobili meglio abituate. E si mangiava fuori davvero con pochi soldi. Una pacchia.
Per contro gli abitanti della repubblica comunista Jugoslava venivano in Italia a comprare vestiti, soprattutto jeans e scarpe. E in zona all’epoca qualcuno ha davvero fatto fortuna con questi commerci.

La Slovenia di oggi è, invece, una nazione sicuramente più europea e “sveglia” dell’Italia. Nell’ Europa unita ci sono già da un po’ e hanno pure l’Euro al posto del Tallero. La caduta del confine ha un risultato pratico, ma soprattutto una valenza simbolica. Anche se non è mai stata una vera e propria cortina di ferro, ha comunque diviso le genti in noi e loro. Ha causato l’esodo delle popolazioni istriane, fiumane e dalmate con sofferenze indicibili che si trascinano ancora oggi.
Spero che, davvero, assieme al confine sparisca anche la barriera mentale che ancora esiste, anche se più debole di un tempo.

Pubblicato in Ottimismo, Storia da calogero | 5 Commenti »

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5 commenti a “L’ultimo confine: spariscono i valichi tra Italia e Slovenia

  1. corrado ha detto:

    La barriera mentale non è affatto più debole di un tempo fra italiani e chi ci ha portato via la terra infoibando i proprietari e non è di certo la caduta dei “confini” erroneamente chiamata; i confini non sono assolutamente caduti, sono cadute in caso le barriere.
    Non solo ci hanno portato via la terra eliminando la loro gente ma ancora oggi dicono che l’Istria è sempre stata slava.
    Non ci sarà mai pace e riconciliazione fino a quando non chiederanno scusa per i 20 mila italiani trucidati nelle foibe IN TEMPO DI PACE come ha fatto il cancellerie tedesco Koll.

  2. Shadow ha detto:

    Sono d’accordo con Danielemd e toglierei il “sembra”: E’ il risultato della globalizzazione. Purtroppo pero’ il futuro e’ questo. 😕

  3. calogero ha detto:

    @Fabrizio
    capisco il tuo rammarico e la tua posizione. Per tanti che sul confine ci lavoravano, la sua caduta rappresenta una disgrazia più che un opportunità. Però credo davvero che fosse inevitabile, una cosa che prima o poi doveva arrivare. E penso che due popoli confinanti debbano sempre dialogare, la UE ha fatto il resto.
    Un saluto.

  4. Fabrizio ha detto:

    Indubbiamente sono belle parole che in linea di massima vanno senz’altro condivise, ma l’abbattimento del confine ha portato tutt’altro che prosperità alle genti di frontiera (io sono di Gorizia) che prima (come l’hai rimarcato tu)vivevano di commercio transfrontaliero, import-export e…come nel caso mio, lavorando in numerose ditte di spedizioni e trasporti internazionali. Adesso che tutto questo è quasi finito (per la verità già dal maggio 2004!!), molte persone sono rimaste senza lavoro (e in questi tempi trovarne un altro adeguato è molto difficile!!!)e molte aziende hanno addirittura chiuso. A livello istituzionale è stato fatto poco o nulla (perlomeno dal nostro governo) per il ricollocamento lavorativo di coloro che si sono trovati a piedi (soltanto qualche ammortizzatore sociale e qualche incentivo alle aziende che assumono questi lavoratori, ma nessuno può imporre un assunzione!!!). I lavoratori statali invece( doganieri,guardia di finanza , polizia di frontiera), il posto non lo perderanno di certo (è senz’altro una cosa giusta , ma dovrebbe valere per tutti!!!!).Concludendo, va bene tirare via le barriere (anche quelle mentali), ma non è giusto che ci sia qualcuno che ne paghi il prezzo sulla sua pelle. Come nel mio caso che a 50 anni ho dovuto, in parte autofinanziandomi, fare un corso di formazione della durata di un anno per trovare un lavoro che difficilmente mi darà lo stesso reddito, rovinandomi la media contributiva degli ultimi 8 anni, facendomi avere una pensine da fame (oltre ad arrivare a stento alla fine del mese). Mi scuso per lo sfogo, ma con tutti questi festeggiamenti che vedo in città, mi è venuto spontaneo. Cordiali saluti

  5. Danielemd ha detto:

    sembra il risultato della globalizzazione, non so perchè ma mi fa tristezza sapere che non è più come una volta…

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