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Noi non siamo, fortunatamente, americani (I parte)

18 Dicembre 2007 alle 09:10
primlug

L’ abbiamo visto, in molti film e telefilm americani, impiegati che depongono le loro cose in una scatola di cartone e lasciano il posto di lavoro, come andare al ristorante o dal parrucchiere. Tanto, a 3.000 miglia di distanza, hanno una nuova casa e un nuovo lavoro, magari solo per un anno o due, e poi altre migliaia di miglia e altre facce, altre scuole per i figli. Per un americano è facile rifarsi tre o quattro vite, cambiare completamente clima, dal Texas al Colorado, dal Missouri alla California.
Si sa loro inseguono il grande sogno. Sono da sempre abituati alla precarietà, all’incertezza nel lavoro, sanno che nulla è definitivo sempre alla ricerca del sogno, appunto. Se qualcuno non riesce a risalire sul tram, pazienza, andrà a rafforzare la schiera dei clochard tra l’indifferenza della gente nel paese delle opportunità per tutti.
Noi non siamo, fortunatamente, americani. Noi non abbiamo il grande sogno, ci accontentiamo di quello degli altri, siano i furbetti del quartierino o i magnati delle televisioni, ma questa, è un’altra storia. Noi italiani ci accontentiamo di avere il diritto al lavoro, come scritto nella nostra costituzione, non un lavoro strapagato ma un lavoro dignitoso. A volte pur di tenerlo stretto ci dimentichiamo delle norme di sicurezza, che è in nero e mal pagato, ma siamo così attaccati al lavoro che prendiamo quello che c’è, come c’è. Per noi solo cambiare ditta è un dramma, siamo troppo legati alle nostre abitudini, ai nostri ritmi. Ma abbiamo anche il pessimo vizio di importare, oltre alla democrazia, anche le abitudini degli americani, in tutti i campi.
Basta aspettare e le belle pensate ci arrivano, prima o poi, così anche nel mondo del lavoro la parola d’ordine è flessibilità. Ma noi non siamo abituati alle profonde trasformazioni, in particolar modo alle condizioni di occupazione, per noi il sistema deve prevedere la centralità del lavoro salariato dipendente a tempo pieno e indeterminato.
Le industrie hanno un nuovo modello di produzione, il sistema produttivo si fa meno rigido e richiede flessibilità. Ma questo concetto di “flessibilità” che significato ha? Per i politici e gli industriali è sinonimo di adattabilità e mobilità, per me, perdonatemelo, è la condizione che genera precarietà ed incertezza.
I nostri politici sono in altre beghe affaccendati, sono troppo impegnati a pensare alla loro precarietà, e i pochi che ci pensano sono indicati come la sinistra estrema chi mira le fondamenta democratiche criticando la legge Biagi. Allora dobbiamo ripensare al concetto di flessibilità, non come il continuo cambiamento di lavoro, ma come mutamento della percezione di sé. Prepariamoci a ripensarci in altri ruoli, a riqualificarci, a sentire il mercato e le sue esigenze. Cerchiamo le opportunità di nuove figure professionali, frequentiamo corsi di formazione, creiamoci una alternativa.
Qualora un giorno ci dovessero dire: l’azienda non ha più bisogno di lei, sa la flessibilità, eccoci pronti a venti, trenta, cinquanta anni per un’altra esperienza.

Pubblicato in lavoro da primlug | 16 Commenti »

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16 commenti a “Noi non siamo, fortunatamente, americani (I parte)

  1. silvana ha detto:

    Bambino> Caro Gesù bambino
    Ti scrivo adesso la letterina di natale perché mio papà e la mia mamma mi hanno detto che non sanno se riescono arrivare alla fine del mese.Il mio papà non lavora più ha detto che il suo buon padrone nano(mi spieghi cosa vuol dire nano?) gli ha fatto già un grosso favore di lavorare per 5 mesi perché siamo una famiglia numerosa (ho 18 fratelli) e mia mamma mi ha detto che non sta bene perché è molto stanca di andare con tanti uomini per portare qualche soldino a casa.
    Li vedo sempre molto tristi però vanno sempre a pregare per il tuo papà e la tua mamma e anche per te.Siccome che spesso vado in giro nudo perché i miei fratelli mi rubano sempre la mia bella magliettina con la foto di quel signore nano che lui ci ha regalato il natale scorso, ti chiedo se puoi farmi un regalo per potermi vestire.Ti prometto che sarò buono e appena cresco andrò a lavorare nella miniera che sta nel paese vicino al mio. Grazie tanto saluta il tuo papà la tua mamma e lo spirito santo.

    Gesù> Caro piccolo bambino, sono passati tanti anni ma ancora non sono riuscito a trovare il mio papà, la mamma e lo spirito santo. Siccome sono diventato (non so come) una mucca mi dispiace deluderti ma forse posso dare un consiglio a tutti voi.Parla con la tua mamma e dille che hanno inventato (l’ho sentito dire da una volpe) una cosa che si chiama pillola, saluta il tuo papà e digli che sarebbe meglio andasse a rubare (me lo ha detto una gazza) e se può di uccidere il nano (vuol dire persona bassa di statura e senza cervello), magari di a loro anche di non farsi illudere soprattutto dai signori che promettono tante cose e da quei preti che usano il mio nome per rubarvi soldini (te lo dico per esperienza). Parla anche con i tuoi fratelli so che adesso nascono tante associazioni e voi ne potreste fare una per delinquere. Non posso dirti altro se non di evitare in futuro di andare in chiesa e alla domenica di andare a fare una bella passeggiata in campagna dove magari, un giorno, potremo incontrarci. Ciao.

    silvana sempre contro il potere clericale

  2. lele ha detto:

    L’impresa non esisterebbe se non esistessero gli imprenditori.
    Se tutti fossero impresa di se stessi sarebbe il caos.
    Se tutti i lavoratori fossero parte di un’impresa non esisterebbero gli imprenditori.
    Se tutti i lavoratori di un’impresa fossero uniti e solidali si renderebbero conto di non aver bisogno di un imprenditore.

  3. er mahico ha detto:

    interattivo. orrore di stampa!

  4. er mahico ha detto:

    @Primlug
    io ho imparato un poco di HTML e a programmare semplici stringhe di web, nel tempo libero per dare un sito alla mia squadra. (non c’erano ancora gli spacelive di msn e blog articolati)
    tuttavia, ho imparato nel posto sbagliato, cioè in quella fogna che è palermo dove se sei bravo sei un pericolo per i raccomandati di merd che osteggiano la carriera della gente onesta, erano uno spettacolo le mie relazioni in formato elettronico e interrattivo (Parola di Siemens).
    Hai tutta la mia stima .

  5. primlug ha detto:

    Er Mahico i ricordi una canzone di gaber:
    scegliere un lavoro è il mio problema è colpa del sistema la mia immobilità e pensare che fosse per me so già cosa vorrei…………..chissà nel socialismo….
    Tutto quello che fai lo devi fare per te, non per compiacere nessuno. Si possono frequentare corsi serali e quella settimana di turno perderai due giorni.
    Cominciavo lavorare alle 7,30 sino alle ore 18 dopo una fugace cena alle 19 scuola fino alle 11 L’ho fatto per anni, è dura molto dura ma ce l’ho fatta

  6. er mahico ha detto:

    La formazione un’operaio turnista quando la dovrebbe fare? durante la pausa caffè? mentre aspetta il pullman?
    Ovviamente è dovere morale di ogni uomo migliorarsi intelletualmente, ma da qui a dire che può trasformarsi per intraprendere una “nuova vita” ce ne passa di differenza.
    La fortuna ce l’ha solo chi ha studiato e sa applicare il metodo di apprendimento scolastico anche in altri campi della vita.

    oltremodo questa arte dell’arrangiarsi molto amerdicana mi ricorda una frase di 3 verbi: “improvvisare,adattarsi,raggiungere lo scopo” che è pari pari il motto dei kamikaze yankee in divisa. (Gunny insegna, il manuale NATO conferma)

    Domanda scema per i grandi difensori della legge 30 del nostro amicone Biagi che l’ha regalata al nano mafioso; che succede se un’operaio impara a fare tecnicamente tutto mentre le forze dell’ordine manco sanno avvitare una lampadina? non è un errore sistematico rendere una massa tutto sommato “libera” superiore rispetto a quella più minuta (ma fedele alla bandiera del padrone) ma essenziale per uno stato che funzioni?
    Non credo ai vari film stile CSI dove con lo sputo caqpiscono cosa ha maneggiato un essere vivente 30 anni fa.
    Non credo ai detective che stanno 24h in auto a fare appostamenti.
    Credo invece che la fortuna dello stipendio fisso per i nostri tutori dell’ordine sia un buon motivo per non fare niente per migliorarsi.
    Sono rari i casi di neolaureati in divisa che una volta raggiunto il titolo di “dottore” sotto le armi usano veramente tali capacità, se non per un paio di gradi in più. ($)

    Mi sono rotto di dover migliorare sempre per fare contento il magnate economista di turno, alla fine il continuo dover ripartire da zero mi fa capire solo una cosa: Chi non ha niente da perdere può solo vincere.

    :cccp: Solo il Comunismo ci può Salvare :cccp:

  7. arthurzanoni ha detto:

    in effetti è vero, oggi come oggi sembriamo più essere i milioni di morti che fanno statistica, come diceva Stalin…

  8. qirex ha detto:

    è chiaro che ormai il posto fisso è un lusso che pochi si possono permettere.
    è altrettanto chiaro che così come ce l’abbiamo noi, la “flessibilità” non va bene. il problema è che più passa il tempo, più la flessibilità assume altri significati.
    come diceva comicomix qualche commento fa, si sta venendo a creare l’idea che ormai non siamo più esseri umani, ma carne da macello pronta da gettare nel grande fratello tritacarne. penso agli operai, ai cooperativizzati sanitari, ai centralinisti. ormai non siamo più persone o meglio “cittadini”. ora siamo consumatori, elettori, telespettatori. numeri.

  9. arthurzanoni ha detto:

    Il basso stipendio del lavoratore flessibile secondo me è il punto cardine, purtroppo sembra populista dirlo, grilliano (lungi da me toccare certe filosofie), ma gli stipendi andrebbero aumentati soprattutto a chi non ha l’assicurazione di un posto fisso e per il suo naturale lavoro si deve spostare di azienda in azienda. Facendo l’esempio dell’artigiano, sarebbe come pagargli la manodopera senza pagargli i materiali. questo è il primo punto che andrebbe sistemato, in base ai suoi risultati vedere poi per il resto. Personalmente sono dell’opinione che un aumento dello stipendio di un precario rispetto che di una persona a tempo detemrinato porterebbe a maggiori persone disposte a investire sulla nascita di nuove società, cooperative, che entrerebbero in concorrenza nei settori di azione e migliorerebbero la qualità delle imprese italiane in questo modo. Certo che se, come accade oggi e come ha voluto il precedente governo, il precario è una scusa dell’azienda per risparmiare, i signori proprietari delle aziende, in questo caso negrieri, non hanno proprio capito che si finisce tutti a picco in questo modo, perchè il denaro così non gira o ne gira sempre di meno, e se non gira il contante il potere d’acquisto di ogni stipendio diminuisce, la qualità delle imprese diminuisce perchè la concorrenza rimane tra le stesse aziende che piano piano si fossilizzeranno e faranno cartellino del loro settore e per reazione a catena…malora

  10. Audrey ha detto:

    A partire dalla metà degli anni ’90 i paese dell’UE sono stati percorsi da un solo grido, da un solo incitamento..
    Cittadini comunitari FATE IMPRESA.
    Improvvisamente sembrava che in Italia chiunque dovesse e potesse diventare imprenditore, minimo di se stesso.
    La fabbrica dove hai lavorato per 20 ha improvvisamento chiuso..FAI IMPRESA
    Sei una donna di 40 anni, che improvvisamente si ritrova un bilancio familiare dove 1 stipendio non basta più..FAI IMPRESA
    Sei un diversamente abile (veramente allora venivano definiti handicappati)..FAI IMPRESA
    Sei un giovane di 19 anni appena diplomato, con in mano un pezzo di carta che nessuno considera..FAI IMPRESA
    Sei un laureato in un campo in cui la richiesta è particamente 0..FAI IMPRESA.
    L’autoimpiego (che bravura che hanno i burocrati di Bruxelles ad inventare formule semantiche) divenne la panacea ad ogni male legato al mondo del lavoro.
    Le Partite IVA individuali crebbero a dismisura, le cooperative fiorirono come rose a primavera, concimato il tutto da una pioggia di interventi gratuti di formazione professionale ed imprenditoriali, di consulenze per lo start up d’impresa e soprattutto di elargizione di fondi per la creazione di impresa (soprattutto per le aree ad obiettivo 2, in pratica mezzogiorno).
    Come è finito il tutto? all’80% in un nulla di fatto, in esperienze senza seguito concreto di realizzazione.
    Si continuò a fare impresa in quelle aree del paese dove si era sempre fatta e si continuò ad aspirare al posto “fisso” in quelle aree del paese che hanno sempre avuto in questo il loro sogno di vita.
    Quello che voglio dire è che il lavoro è un valore culturale e non solo economico.
    Non ci si improvvisa imprenditori, così come non si rinuncia con facilità alla chimera del posto fisso, magari sottopagato, ma sicuro.
    Concordo pienamente con te che la FORMAZIONE CONTINUA (per gli occupati) e la RIQUALIFICAZIONE PROFESSIONALE (per i lavorativi in situazioni critiche) siano azioni neccessarie (anche perchè mi darei la zappa sui piedi se sostenessi il contrario:-) ), ma non mi nascondo che la strada è lunga e tortuosa, perchè in questo paese (sia da parte padronale che dei lavoratori) il cambiamento è sempre vissuto con fatica e suscita tanta resistenza.

  11. babelez ha detto:

    hai ragione, noi noi siamo, fortunatamente, americani… ma siamo nostro malgrado, purtoppo, gli italiani di una nazione moribonda!

  12. Danielemd ha detto:

    Lasciamelo dire:la flessibilità, come impostata da noi, è una grande presa per il culo!

  13. swampthing ha detto:

    non mi risulta ci siano ammortizzatori sociali in America. se ci sono, funzionano poco visti i risultati. Forse è più facile trovare lavoro.

  14. Camillo Miller ha detto:

    In America però hanno ammortizzatori sociali che giustificano una flessibilità di questo tipo e tutto tende a rientrare in un ambito di legalità per quanto riguarda il lavoro. Qua da noi l’illegalità è la regola, è addirittura preventivata nei bilanci delle aziende : è più conveniente non fare la manutenzione e pagare l’eventuale assicurazione alle famiglie dei pochi( rispetto alla totalità dei dipendenti) operai morti, per fare un esempio. L’impunità segue come legittimazione ufficiale di queste scelte economiche. Non sono nemmeno d’accordo però che l’impiegato postale uguale a se stesso per trentacinque anni debba essere indicato come favolistico modello di un lavoro che non c’è più. il vero problema sono le disparità sociali, che purtroppo però non godono di un vero riconoscimento da parte delle classi che questa disparità la subiscono. Sono coloro che Berlusconi è riuscito a plasmare con la sua TV commerciale, a decerebrare: ha fatto una ri-involuzione con i culi delle ballerine e i 15 minuti di celebrità donati a tutti a piene mani. L’ambizione è il cellulare,la bmw, magari in leasing, anche per una buona parte di quella che una volta si definiva classe operaia.

  15. Comicomix ha detto:

    Bravo Primelug.
    Stiamo diventando così flessibili, che ci dimenticheremo ben presto anche di essere persone.
    Che, nel mondo di oggi, è sciuramente una “rigidità” da superare”
    UN sorriso non precario
    Mister X di Comicomix

  16. StefsTM ha detto:

    L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. E sappiamo tutti se si deteriorano le fondamenta che cosa succede.

    Aloha

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